Uno studio della SACE della primavera di quest’anno rileva che i mercati mediorientali, che hanno resistito agli shock della Primavera Araba, sono caratterizzati da risorse naturali e maggiore trasparenza nella spesa pubblica. Questi elementi sono positivi per il nostro export nell’area, che crescerà a ritmi più elevati rispetto a tutte le altre regioni. La crescente spesa per investimenti e politiche che favoriscono un maggiore accesso al credito stanno aprendo opportunità in settori nuovi.
Le ingenti risorse accumulate e l’aumento della produzione di idrocarburi nel 2013-2014 alimentano la crescita dei Paesi del Golfo (+4,5% la crescita media del Pil nel biennio). Gli introiti da idrocarburi saranno convogliati in investimenti pubblici, costituendo pertanto il principale stimolo alle economie dell’area (Vedi grafico). Vanno evidenziate tuttavia alcune criticità: il rallentamento della domanda di idrocarburi da parte di alcune economie, a causa anche della scoperta dello shale gas, e l’introduzione di normative come le leggi sulla “saudizzazione” e sul lavoro irregolare in Arabia Saudita e delle norme sull’accentramento dei processi di spesa delle imprese statali in Qatar, che potrebbero frenare o pregiudicare la realizzazione di nuovi progetti.[cml_media_alt id='962']Contributo degli Investimenti Lordi al Pil[/cml_media_alt]

Il Medio Oriente può rappresentare un porto sicuro per le imprese italiane. Stabilità politica e solidità economica continueranno a favorire le importazioni dal Golfo, con effetti positivi sull’export italiano (9% in media nel periodo di previsione(vedi grafico sotto); anche in nuovi mercati dell’area. Si prevede un’espansione significativa per il nostro export di beni di consumo in Arabia Saudita (+13,4% nel 2014-2017), sostenuto da una politica fiscale di stimolo per i consumi privati; aumenteranno anche le vendite di beni di investimento (+10,4%), trainate dal piano quinquennale di investimenti varato del governo per la diversificazione dell’economia. In Qatar la dinamica delle esportazioni sarà più lenta nel breve periodo, dopo la chiusura del programma ventennale di sviluppo del Gas Naturale Liquido, ma diverse opportunità deriveranno dalla costruzione di infrastrutture per i Mondiali Fifa 2022. Negli Eau diversificazione economica e nuove normative nel settore immobiliare hanno posto le basi per una crescita meno soggetta a shock esterni e bolle speculative; in questo mercato le esportazioni italiane cresceranno a un tasso medio del 9% nel 2014-2017, grazie anche al consolidamento del ruolo di hub commerciale mondiale, soprattutto di Dubai.[cml_media_alt id='966']Esportazioni Italiane in Medio Oriente[/cml_media_alt]

 Il settore dell’arredamento negli Emirati Arabi Uniti mostra segnali di ripresa, dopo il collasso del real estate nel 2009 (-50% i prezzi degli immobili) e la maggiore prudenza dei consumatori che, negli anni più recenti, hanno speso in arredi solo quando necessario. Il ritorno di cittadini espatriati e l’evoluzione positiva dei settori di sbocco per l’arredamento traineranno la domanda nel paese, con un impatto apprezzabile sui prodotti esteri di qualità elevata: le esportazioni italiane di prodotti in legno verso gli Emirati cresceranno del 9,8% in media tra il 2014 e il 2017. Tra i settori finali di domanda vanno considerati quello delle costruzioni, con 45mila nuove unità abitative attese per il 2015,  il segmento ricreativo della nautica (il paese è il nono produttore al mondo di super-yacht) e l’alberghiero. L’Italia è il secondo paese esportatore di prodotti di arredo destinati al settore turistico negli Emirati Arabi Uniti, dopo la Cina. Circa un quinto della domanda riguarda la mobilia e il 7% apparecchi elettrici per l’illuminazione. Queste due categorie rappresentano rispettivamente il 58,6% e 22,8% delle esportazioni di arredamento italiane nel paese nel 2013. Le prospettive settoriali sono ancora più promettenti grazie all’Expo 2020 aggiudicato da Dubai: 17 milioni di turisti sono attesi nel paese e oltre 81mila nuove stanze d’albergo da inaugurare entro quell’anno.

Per quanto riguarda i concorrenti europei nel golfo persico occorre dire che nonostante si soffra di non competitività del prezzo segnali molto favorevoli provengono dalla competitività extra-prezzo, come evidenziato ormai già da tempo in molte analisi (Eurostat). La domanda internazionale può orientarsi su un prodotto non solo perché questo costa meno rispetto alla concorrenza, ma pure per la sua maggiore qualità o maggior contenuto di innovazione: anche a prezzi più elevati, i clienti o consumatori acquistano i prodotti con le migliori caratteristiche qualitative e innovative e questo è una cosa estremamente sensibile nei paesi del golfo Persico. Si tratta di prodotti ad alto contenuto di servizi o di marketing (per esempio, grazie al valore del marchio aziendale o anche marchio paese) che vincono la concorrenza internazionale, soprattutto quella dei beni indifferenziati provenienti dai Paesi in via di sviluppo. La misurazione della competitività basata su fattori “extra-prezzo” è quindi complessa: essa dovrebbe essere condotta a livello di singolo prodotto e può esserlo, in via aggregata, soltanto attraverso le variabili che determinano la differenziazione del prodotto (come gli investimenti in qualità, in pubblicità e in innovazione effettuati dalle imprese). Una prima approssimazione può essere effettuata attraverso il differenziale nella dinamica tra i prezzi alla produzione per i beni venduti sui mercati esteri e i valori medi delle esportazioni. Nel periodo 2007-2012, il differenziale per l’Italia è rimasto superiore a quello registrato per Germania, Francia e Spagna (vedi figura sotto), a conferma dei vantaggi del nostro Paese derivanti dall’upgrade qualitativo delle merci e che, almeno in parte, consentono di compensare quelli negativi della competitività di prezzo.Competitivita extraprezzo