Ricorre ormai in tutti i convegni o presentazioni sul sistema industriale italiano che la via di uscita dall’empasse di crescita economica sia da trovare nell’innovazione tecnologica. Non semplice invece appare come fare innovazione tecnologica. Analisti economici hanno evidenziato come sia in ogni caso difficile muoversi in ambiti innovativi quando si ha la percezione che il ritorno di investimento sull’innovazione sia incerto o distante nel tempo. Invece, vari studi hanno evidenziato che gli investimenti in ricerca e innovazione presentano un tasso di rendimento molto più elevato di quelli in capitale fisico e anche di quelli in capitale umano. Infatti, sulla base di dati relativi a dieci paesi Ocse a partire dagli anni Settanta, si è calcolato che il tasso di rendimento sociale medio dell’investimento in ricerca può raggiungere addirittura il 43%. In Italia però non è il rendimento sociale, bensì quello privato, per la singola impresa, che determina l’ammontare dell’investimento in ricerca. La scarsa propensione innovativa delle imprese italiane segnala che, per quanto elevata sia la potenziale utilità dell’investimento in ricerca per l’economia italiana, il suo rendimento privato è troppo basso per indurre le imprese italiane a investire. Inoltre, gli incentivi alla ricerca operano con un ritardo sistematico di efficacia, essenzialmente perché l’attività di ricerca presenta rilevanti costi di aggiustamento. Le imprese hanno, infatti, bisogno di tempo per riorganizzarsi e imparare a innovare. Dato per assodato che una battaglia sul costo della manodopera è impraticabile per le imprese, la globalizzazione ci spinge a trovare soluzioni di mercato e di prodotto in cui la tecnologia e la capacità di innovare rapidamente siano essenziali. Potremmo portare ad esempio le esperienze italiane nei Paesi dell’Estremo Oriente: l’incapacità di contrastare o perlomeno contenere il segreto e la proprietà industriale delle tecnologie, spiazzano le nostre delocalizzazioni e di conseguenza le aziende madri italiane. Il passaggio del prodotto o del processo da innovativo a maturo e poi obsoleto è diventato rapidissimo.
Un altro dato essenziale ci è dato dal rapporto Eito 2004, (l’Osservatorio promosso da Smau sullo stato della comunità tecnologico-industriale in Europa): l’80% della spesa tecnologica è sostenuto da 20 mila aziende medio-grandi, mentre le piccole imprese segnano il passo. Questo ad indicarci che le strutture che riescono a usufruire di laboratori, istituti universitari e centri di ricerca sono le medio-grandi. Ma una politica di sostegno dell’innovazione non può limitarsi alla ricerca. Anche la Commissione Europea, con una comunicazione, ha riconosciuto che la Ricerca & Sviluppo è un fattore essenziale per la crescita a lungo termine, ma di per sé non è sufficiente e, quindi, vanno sostenute altre forme di innovazione specie di processo, come gli aspetti operativi, gestionali, di marketing, di design e di distribuzione fino alla logistica. Quindi, rendere condivisibile a larga scala il concetto d’innovazione tecnologica, necessita anche di una reinterpretazione del suo significato. L’innovazione tecnologica, usufruibile a più utenti  imprenditoriali, è la possibilità di accedere a soluzioni tecniche e poterle implementare per migliorare in termini di costi, efficienza e qualità il prodotto o il processo produttivo. Se volessimo sintetizzare le osservazioni fatte  precedentemente, potremmo dire che occorre essere capaci di produrre innovazione tecnologica in quantità, di qualità e in velocità. Questo con i mezzi tradizionali non è più possibile. I mezzi tradizionali si basano su una conoscenza tecnica limitata e in qualche modo personale e i metodi per la risoluzione dei problemi o per aumentare le capacità inventive si basano su approcci psicologici. Sono infatti diffusissime in azienda la tecniche come il 5why, Ishikawa, Quality Function Deployment, Lateral Thinking o Brainstorming che aiutano ad indirizzare le possibili soluzioni ma si basano su stati psicologici temporanei. In pratica occorre strutturare in maniera sistematica l’approccio alla soluzione innovativa e, in questo ambito l’Information Technology diventa un mezzo essenziale per raggiungere la tecnologia nei termini descritti.